5 cose che un cavallo può insegnarci

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Spesso i nostri animali domestici sanno insegnarci qualcosa più di qualsiasi altra persona. Questo non perché siano più sensibili, buoni o intelligenti ma bensì per un motivo molto più semplice: sono diversi da noi. Ogni qualvolta ci poniamo difronte alla diversità possiamo arricchirci di cose nuove o semplicemente imparare a valorizzare ciò che siamo abituati a dare per scontato. Non è personalmente da molto tempo che prendo lezioni di equitazione e a sentire Alessio non sono ancora in grado neanche di allacciarmi gli stivali, eppure in cuore mio., aldilà di assetto, tecniche e filosofie di monta, sento di aver imparato qualcosa anche io; qualcosa che in verità può imparare chiunque da un cavallo:

  1. SAPERSI METTERE IN DISCUSSIONE : tasto molto, molto, molto dolente eppure di estrema necessità. A cavallo nulla è dato per assodato, tutto e dico tutto può essere messo in discussione. Ciò non significa vivere nell’ansia di sbagliare perché nulla è certo ma bensì affrontare ogni situazione con la consapevolezza che sbagliare è il modo migliore per auto migliorarsi. Riprendere i propri passi e consolidare qualcosa non significa esser tornati al punto di partenza ma prender coscienza del fatto che persino ciò che davamo per assodato può essere migliorato o persino cambiato.
  2. EMPATIA : i cavalli sono tra gli animali più empatici con i quali possiamo imbatterci. L’empatia è la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva. Un cavallo riesce a capire senza condividere e il loro è un estremo segno di intelligenza nonché di tatto.
  3. LA PERSISITENZA CI RENDE VINCENTI: l’insistenza di un cavallo nel chiederti l’ennesimo pezzettino di carota, farà di lui un cavallo con una carota in bocca prima o poi. Certamente, più prima che poi. Con un cavallo la persistenza ( che non deve esser scambiata con la pretesa di qualcosa ) associata alla pazienza è sicuramente la chiave di volta per riuscire in qualcosa. E cosi, come nell’equitazione anche nella vita, essere persistenti ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi (per questo sono più che sicura che presto o tardi passerò anche io chimica organica!!!)
  4. NON TUTTO RIGUARDA NOI : i cavalli sono, assieme ai cani, gli animali più usati nelle terapie. L’ ippoterapia ci insegna che il concedersi e il pazientare non significa esser sottomessi o esser più deboli ma comprendere l’altro, accettarlo e aiutarlo. Il prossimo può avere esigenze e necessità di carattere più impegnativo e di diverso genere rispetto alle nostre. reagire troppo impulsivamente o non sapersi limitare è sbagliato, piuttosto è invece doveroso renderci passivi e invisibili per aiutare il prossimo.
  5. AMARE : risulta banale e probabilmente lo è davvero ma i cavalli, come molti altri animali, sono dei veri assi in questo. Amare significa donare senza la pretesa di riceve niente in cambio e non è cosi comune come la maggior parte delle relazioni vorrebbe farci intendere. Si ama qualcuno che sia persona o animale quando lo si rispetta, lo si lasca libero e lo si accetta in qualunque modo questo sia. Un cavallo ti studia, ti squadra da testa a piedi, ti giudica e poi ti accetta cosi come sei. Amore é accettazione ma è prima necessario accettare noi stessi prima di accettare qualcun altro: non vedrai mai un cavallo che non è fiero di se stesso seppure pieno di cicatrici.

PULIZIE PRIMAVERILI

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Con la primavera oltre ai fiori e la bella stagione, si sa, arrivano anche le pulizie.

La maggior parte delle persone quindi si adopera per riciclare qualche vestito che tiene rinchiuso nell’armadio da anni, butta qualche cartaccia ormai non utile, lava le tende ect… Alcune volte invece è necessario adoperare una pulizia di diverso genere: allontanare nella nostra vita situazioni o persone che ormai più che arricchirci ci privano di qualcosa: la serenità .
No, non reciclate ancora una volta con la speranza che le cose si sistemino da sole.
Ognuno di noi ha una sola vita da vivere e rimanere incastrati in situazioni che ci stressato non ci renderà persone migliori solo perché dentro di noi pensiamo che forse le cose potranno cambiare o quelle persone potranno cambiare/capire.
Certe situazioni si chiudono e basta!

Chiudere una porta però non è sempre facile, anche se si ha la certezza di poter aprire un portone dopo, ecco allora qualche motivazione in più per farlo.

  1. NULLA CAMBIA SE NULLA CAMBI, questa è una legge universale tanto quanto quella di Murphy. Sei tu l’artefice del tuo destino e non pensare che le cose possano esser dettate dal destino/karma. Se una situazione non ti sta più bene, qualcuno ti ha mancato di rispetto più volte (in realtà ne basta anche solo una!) o semplicemente non ti senti a tuo agio per qualsiasi motivo, fai in modo che cambi! Sii il primo a cambiare e sii il primo a pretendere che le cose cambino perché nessuno lo farà mai davvero al posto tuo.
  2. NON DARE NULLA PER SCONTATO, spesso si pensa e si spera anche che le persone si comportino in maniera corretta con te, solo perché tu sei il primo a farlo con loro. Niente di più sbagliato e demotivante da pensare! Alcune persone infatti nascono prive di buon senso e non hanno la minima capacità di capire che in ogni cosa c’è un limite oltre il quale si sta degenerando. Esprimiti! Di in maniera chiara ed esplicita che quel qualcosa a te non sta affatto bene senza aspettare che le persone cambino o capiscano di aver sbagliato
  3. NON PROVARE RIMORSO PER CIÒ CHE SI È FATTO, ogni decisione e ogni parola dovrebbe esser ben ponderata e possibilmente espressa nella maniera più educata e consona possibile, ragion per cui una volta che si è presa o detta non si torna più indietro. Non credete a quelle persone che creano una situazione spiacevole o dicono cose spiacevoli a più riprese e poi si scusano perché in realtà non sono dispiaciute affatto; allontanarsi da certi soggetti vi farà bene esattamente come un mese di vacanza spesata. Inoltre non state perdendo assolutamente niente di importante perché l’unica cosa davvero essenziale per ognuno di noi è se stesso e quelle persone che sapendoci stare accanto nel modo giusto ci apprezzano, ci fanno stare bene e ci insegnano sempre qualcosa di nuovo.

Ognuno di noi, con pregi e difetti, merita di vivere la propria vita nella maniera più serena possibile per ciò abbiate il coraggio di fare qualche pulizia primaverile extra senza indugio.

MIA CARA VIOLET,

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Io e Benedicte ci conosciamo dall’estate del 2007; io Italiana e lei Francese ma con padre italiano. A inizio inverno 2008, anno in cui iniziano a datarsi le nostre lettere, iniziammo cosi un’amicizia epistolare che durò ben tre anni prima di rivedersi a Parigi per il mio 18esimo compleanno nel 2011. In quelle lettere c’è parte della nostra vita come d’altronde in qualsiasi lettera possa chiamarsi tale. Ad oggi continuano periodicamente a scriverci a discapito di email, Facebook e WhatsApp.

Virginia conosceva molto bene l’arte dell’epistole; sebbene negli anni della Woolf ormai le donne avevano già incominciato a scrivere in riviste letterarie e non, senza la necessità di dover per forza usare un alter ego , l’arte di scrivere lettere rimane un qualcosa a cui le donne sono intimamente affezionate. Attraverso la lettera si può esser davvero se stessi o tentar di finger meravigliosamente camuffando con strategiche parole i propri sentimenti; in una lettera siamo noi che scegliamo chi essere e come mostrarci ma spesso è un arte cosi semplice e intima che non si finge mai.

Il libro raccoglie le lettere che vanno dal 1896 al 1912 anno in cui poi da Virginia Stephen diventerà Virginia Woolf. Sono quindi lettere di una giovane donna che ripercorrono varie fasi della sua vita: dalla pubertà in cui si diverte, gioca, ironizza, storpia i nomi a cui scrive con sciocchi ma piuttosto significativi nomignoli e soprattutto studia per poi attraversare un periodo molto difficile fatto di lettere scritte con una mano flebile e tremante in cui Virginia cerca di lottare contro la sua depressione per i susseguirsi di lutti avuti in casa e il suo debole carattere.

A molti leggere epistolari non piace perché risulta più difficile che in un romanzo trovare un filo logico o una trama. È vero che la lettura di epistolari può risultare poco fruibile ma Virginia scrive lettere come se stesse scrivendo il romanzo della sua vita. Ogni cosa se non è scritta sembra non esser mai accaduta e i susseguirsi di accadimenti hanno una loro protagonista. C’è infatti nelle lettere di Virginia, come nella sua vita, una protagonista: Violet Dickinson. Violet è molto più che una cara amica per Virginia e sarà lei a trovare la chiave di violino per riuscire a leggere la sua musica. È un’amicizia molto costruttiva per entrambe ma specialmente per Virginia e mi sono rivista, sebbene io e B abbiamo un’amicizia diversa, nei suoi panni.

Ricordati che le donne – adorabili – possiedono un istinto molto sottile, la telepatia senza fili, al confronto, non è nulla, che vanifica ogni simulazione, per cui io so quello che vuoi dire anche se non lo dici e spero che sia lo stesso anche per te.

Grazie a Violet, Virginia supera la sua crisi e il tentato suicidio, inizia a scrivere per giornali come il “The Guardian”, “The Cornhill”, “ The Times Literary Supplement”. L’aiuto concreto di Violet e di altre sue amiche le permette di ottenere un lavoro, crearsi una professione che la emancipa economicamente e le permette di esprimersi intellettualmente.

Con il susseguirsi del tempo e delle lettere Virginia fiorisce con una margherita in un prato a primavera e sebbene la sua malattia non la lascerà mai lei sempre cercherà al tramonto di una crisi di aprirsi come un fiori con il sorgere del nuovo giorno. Prende più conoscenza di se, a riprova che scrivere lettere è come guardarsi allo specchio, e capisce cosa vuole fare della sua vita.

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Una lettera dovrebbe essere limpida come una pietra preziosa, uniforme come un guscio d’uovo, e trasparente come vetro. (Lettera a Violet Dickinson del 16 dicembre 1906)

  • Titolo: Virginia Woolf, ritratto della scrittrice da giovane
  • Autore: Virginia Woolf
  • Pagine: 315
  • Editore: Utetlibri

FIORI ROSA, FIORI DI PESCO

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Marzo è stato un mese davvero pieno, l’università mi ha totalmente surclassato e studiare, prendere appunti, stare in laboratorio sono stati i miei principali pensieri. Speravo in qualche modo di poter dedicare un po’ di tempo a me stessa durante queste vacanze pasquali ma mi sono resa conto che la mole da studiare per i prossimi esami non me lo consente. Questo quindi vuole essere un po’ un post ricetta di cucina, un po’ il mio tipico Nota & Annota, un po’ un auguri per le festività pasquali. Questa torta che ho fatto quest’oggi era totalmente fuori programma ma forse ne avevo mentalmente bisogno; seguo da molto tempo Elena Cito e le sue fantastiche Torte coi Fiori ma non mi era mai passato per la mente cercare di fare una torta simile. Non è facile e ci vuole pazienza, non ché la consapevolezza di poter buttare di sana pianta tutto ciò che si è fatto dopo 4 ore di lavoro. Però di recente mi è piaciuto l’hashtag inventato da lei e da Giulia Pratelli #ilmioritmolento e seguendo quest’onda ho voluto fare un break in tutto e per tutto: studio, impegni, dieta ect tutto fuori e per una mattinata eravamo solo io e la mia torta… beh quasi perché sono dai miei nonni e una volta che mia nonna e mia zia sono venute a sapere che avevo intenzione di fare una torta, la parola solitudine ha assunto un valore più sfuocato del solito. Ma è stato comunque bello, anzi è stato più bello.  Qui dai nonni a Cortona passeremo tutto il periodo pasquale e poi torneremo alla nostra routine di cui il mio unico sollievo è la crema anti occhiaie di Lancôme e la mia ora a settimana di cavallo.

Questa torta mi ha dato qualche ora di ossigeno.

Alessio sarà con noi per Pasquetta e insieme passeremo la giornata ad Arezzo il vedere una delle ultime giornate del Toscana Tour, sperando che sia bel tempo ma non sarà di certo della pioggia primaverile a fermaci!

Ingredienti per il Pan di Spagna: 

  • 4 uova
  • 150g di farina
  • 150g di zucchero
  • 8g di lievito per dolci

Ingredienti per la crema al burro:

  • 250g di burro
  • 500g di zucchero
  • aroma alla vaniglia
  • un bicchierino di latte o un cucchiaio di panna

Procedimento: 

Montare le quattro uova con lo zucchero, aggiungendolo un po’ per volta. Aggiungere poi farina e lievito finché il composto risulta liscio e cremoso. Imburrare una teglia e ricoprirla di farina, aggiungere il Pan di Spagna e infornare il tutto a 180 per circa 30 min.

Il Pan di Spagna è tanto semplice da fare quanto delicato da cuocere, state attenti quindi che il vostro forno non lo bruci sopra e lo lasci crudo sotto ( esperienza personale! ); se dovesse capitare una cosa del genere abbassate la temperatura e prolungata il tempo di cottura.

In una ciotola montare il burro fuso con lo zucchero, aggiungere del colorante a piacere o l’aroma di vaniglia e il latte/panna. La crema dovrà risultare abbastanza cremosa e soda ma lavorabile.

Una volta cotto il Pan di Spagna lasciarlo raffreddare e poi tagliare a metà. Se fosse essersi un po’ cotto sopra potete sempre, ma con estrema attenzione limare la crosta.

Per fare la bagna basta semplicemente scaldare un po’ d’acqua con dello zucchero e poi bagnare il vostro Pan di Spagna. Bisogna bagnarlo non renderlo zuppo altrimenti non sarà più buono.

Una volta bagnato iniziate con la crema a comporre la vostra torta!

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Ispirata da Torte coi fiori di Elena anche io ho voluto decorare la mia torta con dei fiori, in questo caso data la stagione con dei fiori di pesco presi di soppiatto dall’albero di Nonna Nazi, la quale mi auguro non storcerà troppo il naso una volta vista la torta!

Era la primissima volta che mi cimentavo su un lavoro del genere e mi auguro che sia venuta buona…

Ora non mi rimane altro che pulire tutta la cucina e tornare a studiare!

 

 

AGRESTO BREAK TIME

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Agresto è la località in provincia di Siena dove lavora Alessio ormai da quasi un anno. Questo fine settimana, in vista delle vacanze pasquali ci siano accordati per un breve break insieme alla nostra Dream. Niente di straordinariamente bloggherabile, come qualcuno potrebbe pensare, ma assolutamente qualcosa da condividere.

Spesso mi è capitato di ritrovarmi a pensare cosa potessi sinceramente condividere e cosa no, cosa potesse essere accattivante, interessante o instagrammabile; questi pensieri mi hanno sempre portata a pensare in maniera negativa: non sono interessante, non piaccio, non ho niente da dire, cosa voglio fare, ma con chi mi voglio confrontare …

Niente di tutto questo potrà mai essere costruttivo,

né per me né per nessun altro. Invece di autocommiserarmi ( cosa in cui penso di avere un talento naturale ) ho pensato allora a cosa che mi rendesse felice e cosa mi facesse sentire ricca: Dream.

Dream intesa come un essere che respira e nitrisce, Dream come idea utopica, Dream come prospettiva di futuro. Si, indubbiamente anche Alessio ma credetemi quando vi dico che Alessio senza Dream si sentirebbe come se voi giraste per le strade privi di biancheria intima: nudi e senza un senso. Ragion per cui non se ne avrà male se per sentimento Dream venga anche solo mezzo cm prima di lui.

Dream non è solo il nostro cavallo ma è un perno e collante. Infondo ognuno di noi ha qualcosa che lo tiene aggrappato alla sua realtà sia sotto gli aspetti positivi che negativi, per noi è lei. So per certo che per alcuni può suonare strano che un animale possa esser cosi tanto ma sforzatevi di capirci.

Nel suo non esser niente di speciale se non sė stessa, Dream è il nostro tutto.

Il break è stato come mi aspettavo: genuino e rigenerante. Io e Ale ci siam goduti il nostro tempo mangiando molto, camminando per Siena, chiacchierando e coccolando Dream.

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 Meglio di questo non potrei chiedere!

P.S  anche secondo voi Dream tende un po’ troppo spesso a mettersi in posa di profilo? (confrontate con gli altri post o foto DREAM , LAST BUT NOT LEAST , IN “ON MY DREAM” AGAIN , DI NUOVO COME SE FOSSE LUNEDÍ ) Secondo noi ha decisamente la stoffa da Horse Influencer!

 

N.6 #inspiration style

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La pittura en plein air sancisce quella che poi sarà la filosofia dell’Impressionismo, ossia il raffigurare il reale attraverso le proprie sensazioni e impressioni. Per questo e per molto altro ancora gli Impressionisti più che pittori erano poeti che attraverso la pittura descrivevo ciò che in quel contesto non solo vedevo ma anche sentivano. Mi piace pensare alla Primavera come un tumulto di sensazioni che Monet s’impegnerebbe cosi tanto a cogliere da ammalarsi ( cosa che poi davvero accade).
Scrittori come Baudelaire, Nerval, Rimbaud difesero una teorica; quella delle corrispondenze, secondo la quale l’universo nasconde molteplici e misteriose analogie fra i campi più diversi:
La Natura è un tempio in cui viventi colonne lasciano talvolta sfuggire confuse parole: l; uomo vi passa, attraverso foreste di simboli, che o guardano cn sguardi familiari. Simili a lunghi echi, che da lontano si confondo in una tenebrosa e profonda unità – vasta come la notte e la luce -i profumi, i colori e i suoni si rispondono…
Il colore e la luce sono gli elementi principali della visione: l’occhio umano percepisce inizialmente la luce e i colori, dopo di che, attraverso la sua capacità di elaborazione cerebrale distingue le forme e lo spazio in cui sono collocate. L’occhio umano ha recettori sensibili soprattutto a tre colori: il rosso, il verde e il blu. La diversa stimolazione di questi tre recettori producono nell’occhio la visione dei diversi colori. Una stimolazione simultanea di tutti e tre i recettori, mediante tre luci pure (rossa, verde e blu), dà la luce bianca. Questo meccanismo è quello che viene definito sintesi additiva.In pratica, l’oggetto, tra tutte le onde che costituiscono lo spettro visibile della luce, ne seleziona solo alcune. I colori che l’artista pone su una tela bianca seguono lo stesso meccanismo: selezionano solo alcune onde da riflette. In pratica, i colori sono dei filtri che non consentono la riflessione degli altri colori. I colori posti su una tela agiscono sempre operando una sintesi sottrattiva: più i colori si mischiano e si sovrappongono, meno luce riflette il quadro. L’intento degli impressionisti è proprio evitare al minimo la perdita di luce riflessa, così da dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà.

Esattamente come gli Impressionisti, dovremmo evitare di disperdere la nostra luce e concentrarci su ciò che ci fa brillare giocando con i colori: un volto più sereno con l’aiuto dei nuovissimi illuminanti cremosi di Chanel, una scarpa che ci valorizzi e ci diverta, una borsa sbarazzina o un paio di orecchini colorati ma anche un bel film , una bella mostra, una sana passeggiata… insomma è Primavera: godiamocela!

ARIA DI PRIMAVERA

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Dicono che la stagione dei cavalli sia l’estate ed è sicuramente vero ma la mia stagione preferita rimane sempre e solo la primavera.

Tutto in questa stagione si risveglia: le temperature si alzano e le giornate si allungano il gusto, la pioggia mantiene una leggera aria fresca e tutto intorno fiorisce. I cavalli, si svegliano anche loro: sono più allegri, sono più attenti e lavorano più volentieri. Per questo possono risultare un po’ irruenti e bisogna stare attenti che non si facciano male, ma vederli passare del tempo in paddock a mangiucchiare l’erba e sgranchirsi non ha che pari. L’erba è più fresca e ricca sia di proteine che di zuccheri rispetto a quella invernale. Le specie di erba più adatte all’alimentazione dei cavalli sono il loietto permanente, il fleo dei prati, la festuca rossa e il trifoglio ma inizialmente si sa che i cavalli, abituati ad un altro tipo di alimentazioni, non hanno gli enzimi necessari per degradare l’erba primaverile per questo è consigliabile mettere il cavallo fuori al pascolo in maniera graduale in modo di far abituare la sua flora intestinale senza ricevere sorprese poco gradite, specialmente con il trifoglio.

La primavera è anche il periodo degli amori e le cavalle vanno in calore: possono nascere coppie o nel caso si abbia una cavalla poco socievole come lo è la nostra Dream, bisogna stare attenti che non pesti qualche cavallo avvicinatosi con altre intenzioni. Anche il modo di montarli potrebbe cambiare: un cavallo caldo solitamente si monta in maniera più leggera e senza speroni mentre nel caso di cavalli freddi, si può sempre sperare in una giornata buona che lo inciti da solo a prendere le giuste iniziative. Il bello con i cavalli è che non esistono metodi universali e la regola è solo una: cercare una comprensione reciproca attraverso il rispetto sia dato che preteso.

È pur vero che una volta finita l’ora in sella bisogna stare attenti a quanto sono sudati per poi lavarli, asciugarli (assicurandoci che non vadano in box ancora bagnati),  che gli sbalzi di temperatura ci impongono di cambiare le coperte da pile a cotone e da cotone a pile in maniera del tutto poco prevedibile e che gli insetti come mosche, moscerini e zecche incominciano a girargli intorno ma è pur sempre bello, a mio parare, vedere un cavallo felice, al sole che si gode una bella scorpacciata di erba fresca dopo una buona ora di lavoro.

Infine, ma per quanto mi riguarda di meno importanza, con la stagione primaverile iniziano i concorsi; per esempio, al momento in toscana abbiamo il Toscana Tour presso l’Equestrian center di Arezzo. Per gli amanti del salto ostacolo potrebbe essere un occasione per vedere tanti bei cavalli montati da rispettabili cavalieri o come nel mio caso, approfittare degli stand per un po’ di equi shopping!

Dicono che la stagione dei cavalli sia l’estate ma per me sarà sempre e solo la primavera!