AVOCADO TOAST

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I corsi universitari sono al termine e in queste mattine tendo a svegliarmi più tardi, un po’ per la stanchezza accumulata, un po’ perché ne ho semplicemente voglia. Quando mi sveglio quindi non sento più il bisogno del latte caldo con giusto qualcosina da sgranocchiare ma piuttosto di qualcosa di energico che mi faccia partire subito in quarta. L’avocado toast, accompagnato al succo di mirtilli, che provo già da un po’ di tempo sembra essere un’ottima alternativa alla mia classica colazione.

L’avocado è chiamato scientificamente Persea americana, è una specie arborea da frutto che appartiene alla famiglia delle Lauracee, originaria del Messico e del Centro America. È famoso per essere ricco di grassi monoinsaturi, vitamine del gruppo B, vitamina K, potassio, vitamina E e vitamina C che lo rendono un ottimo antiossidante, riduzione del rischio cardiovascolare, aumento del senso di sazietà con conseguente perdita di peso e aumento della fertilità.  Per fare un toast all’avocado è molto semplice: per prima cosa metti a tostare una fetta di pane, solitamente io uso quello integrale e nel frattempo prendi un avocado, lo tagli a metà, gli togli la buccia e lo tagli in tante piccole fettine. Una volta pronto il pane ci stendi con il coltello un po’ di Filadelfia, aggiungi l’avocado e condisci con olio, sale e pepe a piacere.

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Anche il succo di mirtillo, sia rosso che nero, contiene anti ossidanti e aiuta il corpo a rimuovere e ad eliminare il grasso accumulato grazie ai suoi acidi organici. Io ne bevo un bicchiere semplice ma potrebbe essere un’ottima alternativa nei prossimi pomeriggi caldi aggiungere dell’acqua gassata con del ghiaccio per ottenere una bevanda rinfrescante e salutare. Il succo di mirtillo si trova nei super mercati, nel reparto bio o parafarmacia, e nelle erboristerie.

 

 

PICCOLI BORGHESI

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Piccoli Borghesi è la storia della famiglia Les Pesnel. Il romanzo si divide in più parti andando cosi a raccontare in ordine cronologico i vari momenti della famiglia, ripercorrendo allo stesso tempo temi socioculturali ed economici che La Rochelle critica della società francese del primo novecento attraverso i suoi personaggi.

Il protagonista del romanzo, almeno nella maggior parte del racconto è Camille, il “giovane borghese”  definizione che lo descrive a trecentosessanta gradi. Camille difatti diventa borghese per necessità: viene da una famiglia aristocratica caduta in disgrazia, il cui unico valore risiede nel nome e, squattrinato, sposa una giovane donna di una famiglia borghese con l’intenzione di usare la sua dote e i soldi del suocero per abilitarsi alla professione di avvocato. Camille è la descrizione perfetta di quell’arrampicatore medio sociale, successore dell’affascinante bell’Ami di Maupassant, che – a differenza di quest’ultimo – non riesce ad integrarsi in quella fascia sociale cosi ispida e cinica, fatta di successi e di soldi, tanto che più si avvicina a fare il salto di qualità più fallisce miseramente. Perde moglie, soldi, autorevolezza nei figli e credibilità, tutte quelle cose che da giovane aveva ardentemente desiderato e poi ottenuto sposando semplicemente la figlia di un ricco borghese. Camille però borghese non è, e non lo sarà mai: non riesce mai a liberarsi del suo primo amore, Rose che incarna per lui tutto ciò che c’è di bello e genuino, non riesce ad essere un uomo d’affari e non riuscirà mai ad essere un buon padre.

La borghesia descritta da La Rochelle è come una meschina fiera della vanità: «Si salutavano e chiacchieravano divisi in piccoli gruppi composti sempre dalle stesse persone. Ogni gruppo a sua volta si osservava a vicenda, facendo paragoni e commenti. L’arroganza e il disprezzo si scontravano a metà strada con l’umiltà e l’invidia. Le vacanze estive servivano a mettere alla prova il rango sociale di ogni famiglia ed erano un’occasione per fare nuove conoscenze, ma nello stesso tempo creavano mille divisioni, dovute alle venti sfumature in cui si divideva la borghesia di allora» e ancora : <<La borghesia ben pensante non ama veder uscire i propri parenti dalla mediocre regolarità, da quel tempio dell’onestà di cui si considera la depositaria e la garante nella società>>

Camille non è l’unico personaggio a non essere felice nelle proprie vesti, in realtà nessun membro della famiglia è realmente felice, semplicemente Camille è l’unico ad essere un pessimo attore per questo spicca tra tutti gli altri.

Dalla meschinità sembra salvarsi alla fine sono la piccola Génevieve, la figlia più piccola, a cui l’autore lascia la narrazione a fine del romanzo che si discosta totalmente da quel teatrino di attori mediocri e decide di diventare un’attrice. Professionista.

 

CARA MAMMA,

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Cara mamma,

ormai alla soglia dei venticinque anni mi sembra di aver bisogno di te più di chiunque altro eppure mi ritrovo ogni giorno sommersa da mille cose da fare senza trovare né il tempo, né l’occasione per farti capire cosa significhi per me averti accanto. Come ogni mattina, quest’oggi, ti sei svegliata e senza aspettarti niente hai dato il solito buongiorno a tutti. Ti sei sistemata e poi ti sei messa a fare le tue faccende. Noi, i figli che abitano ancora in casa e ai quali tu lavi, stiri e sistemi ancor le vite, ti hanno fatto i classici auguri rintanandosi poi dietro le loro agende colme di orari e scadenze come nel mio caso: esami, lavori estivi e tirocinio. Il pensierino a fine serata è arrivato anche per te, sebbene – ammettiamolo pure –  fosse arrangiato all’ultimo e forse non proprio di tuo gradimento. Il tuo sorriso però era impeccabile: sincero, di buon cuore e generoso esattamente come sei stata in questi venticinque anni con me che ancora mi sento solo una bambina ingenua a cui piace giocare a fare la grande. Sono organizzata, ordinata, mi pianifico e cerco sempre di essere puntuale, pulita, corretta eppure non mi sento ancora abbastanza perché la verità è che essere come te è praticamente impossibile. Ti sei sposata da giovane mentre io sono ancora in casa, hai avuto figli mentre io son qui che mi sto chiedendo se l’accettare di fare i campi scuola quest’estate sia stato un errore o meno, hai supportato babbo in innumerevoli situazioni mentre io spesso e volentieri non  riesco neanche a supportare me stessa, figuriamoci qualcun altro… Un possibile paragone suonerebbe ridicolo e imbarazzante (per me) eppure nel mio piccolo mi auguro che un giorno qualcosa in me si accenda, che almeno un briciolo di te si rispecchi in me, anche solo un difetto per poi sentirmi dire, un giorno, dai miei figli con aria imbronciata : << mamma, sei proprio come la nonna!>> E io invece che sorriderò sotto i baffi perché forse non so ancora cosa voglio fare “da grande” ma sono più che cerca di sapere quale genere di persona voglio essere: voglio essere te!

HAPPY MOTHER’S DAY ! 

NOTA & ANNOTA

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Sebbene il mio sia solo un semplice passatempo e non un lavoro, ultimamente ho decisamente trascurato il blog ed è quindi ora di darsi una svegliata. Le cose da fare ultimamente sono state molte, specialmente nell’organizzarmi con gli esami e – come potrete ben immaginare – la mia ansia era alle stelle. In questi ultimi tempi poi,  ci sono stati un po’ di cambiamenti anche se niente di assolutamente rilevante che hanno scombinato la mia routine. Personalmente sono una persona che è molto legata alla sua routine, perciò difficilmente apprezzo subito un cambiamento anche se risulta essere sicuramente positivo. Ciò influisce anche con i miei rapporti con altri facendomi diventare più chiusa e poco incline a condividermi. Vorrete quindi scusarmi per essere stata decisamente poco presente e mi auguro con un minimo di organizzazione di ritornare a condividere quello di cui sono grata. La gratitudine è un aspetto della mia vita che mi piace coltivare più che posso. In realtà non è sempre stato cosi: c’è stato un tempo infatti, non molto lontano, in cui per me “l’erba del vicino era sempre più verde”. Poi ho conosciuto Alessio e il suo modo di vedere, il suo stile di vita mi hanno fatto cambiare idea: non mi manca niente e, in realtà, mi sento molto fortunata di avere quello che ho.

Bando alle ciance ecco la lista, totalmente a caso, delle cose che mi sono piaciute in questi mesi:

  1. Ho rivalutato completamente la mia mini Moleskine : piccola, utile, sempre con me!
  2. Sempre piccola, sempre utile ma alla moda è stata la piccola borsa di paglia di H&M
  3. Pensavo che non li avrei usati più e invece i quattro giorni passati Siena per il compleanno di Dream, sono stati una risorsa: Hunter Boots
  4. Le stagioni dettano legge, sopratutto in fatto di cibo: Francesca Acciardo, oltre ad essere una blogger che ormai seguo da anni, mi ha convertita al #avocadotoast addiction … In più non faccio altro che mangiare fragole su fragole!
  5. Questi quattro giorni a Siena da Ale sono stati molto produttivi: mi sono spupazzata Dream fino all’esaurimento ( il suo, povera! ) , Ale mi ha viziata in modo imbarazzate portandomi sempre a cena fuori e facendomi un regalo anticipato per l’anniversario: pantaloni da equitazione di Cavalleria Toscana  !!! That’s Amore !! ♥
  6. Gli esami si avvicinano in modo spaventoso, le mie penne preferite sono le Faber Castell ball pens 1423 
  7. Libro che sto finendo: Piccoli Borghesi; libro che inizierò subito dopo: Chiamami con il tuo nome
  8. Piccole ritrovamenti, grandi gioie: Rossetto Chanel Rouge Allure 135 Énigmatique dentro la tasca interna di una borsa
  9. Quest’estate aiuterò al maneggio il mio istruttore nei campi estivi, per questo credo che la crema solare  a spray sia la più pratica piuttosto di quella in crema. Sempre Spray è la crema dopo doccia dell’Aveeno. Odio la sensazione di appiccicoso che le creme mi lasciano per questo preferisco sempre quella in Spray.

Per il momento è tutto, alla prossima! 

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10 ANNI DI DREAM

img_8404.jpgIl 6 di maggio è stato il compleanno di Dream e per l’occasione sono andata da Alessio a Siena da giovedì sera a domenica. Per qualche giorno, ho anche io assaporato l’intensa vita di maneggio e non me ne sono assolutamente pentita sebbene la sveglia fosse alle 05.30 e alla sera non rincasavamo prima delle 19.30.

Per l’occasione volevo condividere con voi 10 cose su Dream che forse non tutti sanno, in modo da festeggiare insieme i 10 anni che Dream ha con successo appeso al chiodo:

  1. adora il pane secco
  2. si annoia terribilmente a stare al paddock e dopo non molto chiama per essere rimessa in box
  3. è un ex trottatore, non solo figlia di un trottatore
  4. non h ancora imparato a mangiare l’erba con calma e si sposta da una parte all’altra come un’isterica
  5. se gli stai antipatico, soffia dal naso come se stesse starnutendo ma ovviamente è solo un modo per allontanarti … non si arriva ad una mano piena se si contano le persone che gli vanno genio!
  6. sebbene mi veda molto poco, è estremamente affettuosa con me. Il segreto è lo zuccherino, non magia ma mi piace pensare che un giorno la sua estrema tolleranza nei miei confronti si tramuti in affetto
  7. gli è rimasto il vizio di digrignare i denti dall’ambiente delle corse anche se non lo fa molto spesso… ad essere sincera lo fa quando io le risulto troppo appiccicosa!
  8. ha l’anteriore destro mancino
  9. è estremamente ubbidiente durante il lavoro in sella o a corda: a un nostro fischio qualsiasi cosa stia facendo si ferma e presta attenzione a me o ad Ale
  10. Dream, considerandoci un po’ come quelli a cui è permesso prendersi cura di lei, ci fa sentire in un modo tutto suo una famiglia, che di fatto siamo!
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SEQUENZA COMPLETA

LESS IS MORE, ALWAYS.

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orecchini, borsa, pantaloni, costume (simile)

Non credo di potermi ritenere una persona minimalista ma posso dire con estrema certezza che mi piace poter contare su poco, purché sia buono. Non mi sto solo riferendo a come mi vesto e ciò che solitamente mi piace indossare ma piuttosto a come solitamente vivo la mia quotidianità. Confrontandomi, negli anni con coetanee e non, durante viaggi, gite fuori porta o anche soltanto per stare tutto il giorno all’università mi sono resa conto di quanto poco io abbia bisogno per stare bene: la mia valigia era sempre quella più piccola durante i viaggi, per le gite fuori porta mi è sempre bastata una borsa comoda e delle buone scarpe e all’università in realtà l’unica cosa di cui ho davvero bisogno è un buon pranzo e qualche stuzzichino in cui affogare la mia ansia perenne.

Non tutti ovviamente siamo uguali, eppure credo che con poco ci si possa sentire molto ma molto più leggeri e in ogni senso; l’unica cosa in cui si dovrebbe abbondare è la praticità. Per essere più chiari, di recente sono stata per il 25 Aprile a una bracciata con alcuni compagni di corso e le ragazze erano piene di cose: magliette, magliettine, fermagli, acqua, cibo, trucchi, ogni possibile ghiacchetto per ogni tipo di cambiamento climatico … Insomma avevano l’armadio in una borsa.

Ed io? l’outfit era semplicemente quello nella foto con solo una camicia sopra in caso si fossero abbassate le temperature. La borsa per quanto piccola conteneva l’essenziale: pacchetto di fazzoletti, burro di cacao, soldi, telefono e caricatore. Inizialmente mi sono sentita impreparata a vedere chi mi circondava poi in realtà ne sono stata contenta del mio poco ma pratico essenziale

Il fatto è che farebbe comodo sempre tutto ma quasi niente è indispensabile 

Per questo ogni volta che mi devo organizzare per fare qualsiasi cosa mi faccio tre semplici domande:

  1. dove ?
  2. quando ?
  3. mai senza ? 

La prima domanda è intuibile: in base al dove cambiano le esigenze: mare o montagna, festa di compleanno o università  e cosi via …

Il periodo o la stagione allo stesso modo ci fa già fare una notevole scrematura di ciò che potrebbe servirci o meno.

Il mai senza è già qualcosa di più personale, nel mio caso sono due le cose: telefono (caricatore ovviamente) e soldi.

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Queste mie tre domande le applico in ogni cosa e per qualsiasi situazione influenzando il mio stile di vita da ogni punto di vista. Questa mattina per esempio, ho trovato difficoltà mentre ero in coda da Zara nel capire la necessità di provarsi prima ( che fatica! ) e comprare poi tre o quattro maglie e altrettanti pantaloni. Non sono necessari! Necessario è però comprare le cose giuste, che rispecchino la nostra personalità aldilà di mode o tendenze. Una metodo efficace per capire se qual capo o oggetto vi possa servire o meno è pensare:

  • a quando metterlo/ utilizzarlo
  • quanti altri capi o oggetti avete simili e scartarlo nel caso in cui l’elenco superi il numero 3
  • valutare se possa abbinarsi con almeno la metà del vostro armadio: se sì prenderlo, altrimenti posarlo o valutare se possa davvero gratificarvi il suo utilizzo.

Il ridurre tutto al necessario mi ha permesso negli anni non solo di risparmiare qualche spicciolo ma anche di capire meglio i miei gusti e di spendere solo in base a questi.

Mi ha resa inoltre più ordinata e organizzata, puntale, pulita e coerente non solo con me stessa ma anche con gli altri.

I benefici sembrano anche troppi per essere veri ma vi assicuro che rendere libero il vostro stile di vita da ciò che è superfluo vi farà sentire leggere come libellule!

5 cose che un cavallo può insegnarci

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Spesso i nostri animali domestici sanno insegnarci qualcosa più di qualsiasi altra persona. Questo non perché siano più sensibili, buoni o intelligenti ma bensì per un motivo molto più semplice: sono diversi da noi. Ogni qualvolta ci poniamo difronte alla diversità possiamo arricchirci di cose nuove o semplicemente imparare a valorizzare ciò che siamo abituati a dare per scontato. Non è personalmente da molto tempo che prendo lezioni di equitazione e a sentire Alessio non sono ancora in grado neanche di allacciarmi gli stivali, eppure in cuore mio., aldilà di assetto, tecniche e filosofie di monta, sento di aver imparato qualcosa anche io; qualcosa che in verità può imparare chiunque da un cavallo:

  1. SAPERSI METTERE IN DISCUSSIONE : tasto molto, molto, molto dolente eppure di estrema necessità. A cavallo nulla è dato per assodato, tutto e dico tutto può essere messo in discussione. Ciò non significa vivere nell’ansia di sbagliare perché nulla è certo ma bensì affrontare ogni situazione con la consapevolezza che sbagliare è il modo migliore per auto migliorarsi. Riprendere i propri passi e consolidare qualcosa non significa esser tornati al punto di partenza ma prender coscienza del fatto che persino ciò che davamo per assodato può essere migliorato o persino cambiato.
  2. EMPATIA : i cavalli sono tra gli animali più empatici con i quali possiamo imbatterci. L’empatia è la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva. Un cavallo riesce a capire senza condividere e il loro è un estremo segno di intelligenza nonché di tatto.
  3. LA PERSISITENZA CI RENDE VINCENTI: l’insistenza di un cavallo nel chiederti l’ennesimo pezzettino di carota, farà di lui un cavallo con una carota in bocca prima o poi. Certamente, più prima che poi. Con un cavallo la persistenza ( che non deve esser scambiata con la pretesa di qualcosa ) associata alla pazienza è sicuramente la chiave di volta per riuscire in qualcosa. E cosi, come nell’equitazione anche nella vita, essere persistenti ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi (per questo sono più che sicura che presto o tardi passerò anche io chimica organica!!!)
  4. NON TUTTO RIGUARDA NOI : i cavalli sono, assieme ai cani, gli animali più usati nelle terapie. L’ ippoterapia ci insegna che il concedersi e il pazientare non significa esser sottomessi o esser più deboli ma comprendere l’altro, accettarlo e aiutarlo. Il prossimo può avere esigenze e necessità di carattere più impegnativo e di diverso genere rispetto alle nostre. reagire troppo impulsivamente o non sapersi limitare è sbagliato, piuttosto è invece doveroso renderci passivi e invisibili per aiutare il prossimo.
  5. AMARE : risulta banale e probabilmente lo è davvero ma i cavalli, come molti altri animali, sono dei veri assi in questo. Amare significa donare senza la pretesa di riceve niente in cambio e non è cosi comune come la maggior parte delle relazioni vorrebbe farci intendere. Si ama qualcuno che sia persona o animale quando lo si rispetta, lo si lasca libero e lo si accetta in qualunque modo questo sia. Un cavallo ti studia, ti squadra da testa a piedi, ti giudica e poi ti accetta cosi come sei. Amore é accettazione ma è prima necessario accettare noi stessi prima di accettare qualcun altro: non vedrai mai un cavallo che non è fiero di se stesso seppure pieno di cicatrici.