CHIAMAMI COL TUO NOME

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L’omonimo film, diretto da Luca Guadagnino e scritto da James Ivory , ha riscosso gli applausi e le congratulazione che si meritava. Il libro però, pubblicato per la prima volta nel 2007 è rimasto un po’ nell’ombra fino all’uscita e il grande successo del film.

Se state pensando di avere a che fare con un autore emergente vi sbagliate di grosso; André Aciman è uno scrittore a 360 gradi dai temi complessi, trattati con delicatezza. Chiamami col tuo nome ne é un’esempio .

La trama si basa sulla storia d’amore di due giovani, Elio e Oliver, nata durante un’estate nella quale Oliver si trasferisce a casa di Elio per farsi aiutare dal padre di quest’ultimo nella tesi di dottorato. I due si piacciono ma la loro conoscenza subisce numerosi alti e bassi per una serie di ragionevoli motivi: la differenza di età tra i due – Elio è ancora un’adolescente sui diciassette anni mentre Oliver ne ha circa ventiquattro- , la breve permanenza di Oliver e un improbabile relazione omosessuale, tema ancora piuttosto delicato negli anni in cui il romanzo viene ambientato, ossia intorno alla fine degli anni del 1980.

Ad oggi credo, o almeno mi auguro, non sia il tema a toccare bensì la sensibilità e la delicatezza sommate ad un notevole dose di erotismo con le quali Aciman descrive, attraverso le parole di Elio, ogni loro incontro.

Nessuno di noi potrebbe rimane indifferente al vortice di sentimenti che si susseguono pagina dopo pagina perché ciò che provano loro è in qualche modo il riflesso di quello che noi tutti siamo: persone, bisognose di empatia, amicizia, complicità, chimica.

Finita l’estate, i due giovani si allontanano e ognuno di loro ritorna alla propria vita; con il susseguirsi degli anni poi, entrambi trovano un loro personale equilibrio adattandosi a una vita mediocre fatta di impegni, famiglie e figli.

La realtà è dal sapore agrodolce eppure nessuno dei due è triste, infondo gli basta chiamarsi col proprio nome per farsi sentire dall’altro. L’Amore avrà certamente infinite sfumature ma rimane pur sempre imprescindibile che sia una metamorfosi interiore: si è chi si ama, pur rimanendo noi stessi.

  • Titolo: Chiamami col tuo nome
  • Autore: André Aciman
  • Pagine: 271
  • Editore: Guanda

PICCOLI BORGHESI

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Piccoli Borghesi è la storia della famiglia Les Pesnel. Il romanzo si divide in più parti andando cosi a raccontare in ordine cronologico i vari momenti della famiglia, ripercorrendo allo stesso tempo temi socioculturali ed economici che La Rochelle critica della società francese del primo novecento attraverso i suoi personaggi.

Il protagonista del romanzo, almeno nella maggior parte del racconto è Camille, il “giovane borghese”  definizione che lo descrive a trecentosessanta gradi. Camille difatti diventa borghese per necessità: viene da una famiglia aristocratica caduta in disgrazia, il cui unico valore risiede nel nome e, squattrinato, sposa una giovane donna di una famiglia borghese con l’intenzione di usare la sua dote e i soldi del suocero per abilitarsi alla professione di avvocato. Camille è la descrizione perfetta di quell’arrampicatore medio sociale, successore dell’affascinante bell’Ami di Maupassant, che – a differenza di quest’ultimo – non riesce ad integrarsi in quella fascia sociale cosi ispida e cinica, fatta di successi e di soldi, tanto che più si avvicina a fare il salto di qualità più fallisce miseramente. Perde moglie, soldi, autorevolezza nei figli e credibilità, tutte quelle cose che da giovane aveva ardentemente desiderato e poi ottenuto sposando semplicemente la figlia di un ricco borghese. Camille però borghese non è, e non lo sarà mai: non riesce mai a liberarsi del suo primo amore, Rose che incarna per lui tutto ciò che c’è di bello e genuino, non riesce ad essere un uomo d’affari e non riuscirà mai ad essere un buon padre.

La borghesia descritta da La Rochelle è come una meschina fiera della vanità: «Si salutavano e chiacchieravano divisi in piccoli gruppi composti sempre dalle stesse persone. Ogni gruppo a sua volta si osservava a vicenda, facendo paragoni e commenti. L’arroganza e il disprezzo si scontravano a metà strada con l’umiltà e l’invidia. Le vacanze estive servivano a mettere alla prova il rango sociale di ogni famiglia ed erano un’occasione per fare nuove conoscenze, ma nello stesso tempo creavano mille divisioni, dovute alle venti sfumature in cui si divideva la borghesia di allora» e ancora : <<La borghesia ben pensante non ama veder uscire i propri parenti dalla mediocre regolarità, da quel tempio dell’onestà di cui si considera la depositaria e la garante nella società>>

Camille non è l’unico personaggio a non essere felice nelle proprie vesti, in realtà nessun membro della famiglia è realmente felice, semplicemente Camille è l’unico ad essere un pessimo attore per questo spicca tra tutti gli altri.

Dalla meschinità sembra salvarsi alla fine sono la piccola Génevieve, la figlia più piccola, a cui l’autore lascia la narrazione a fine del romanzo che si discosta totalmente da quel teatrino di attori mediocri e decide di diventare un’attrice. Professionista.

 

LETTERE ad ALICE

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Alcune volte le parole sono superflue se non inopportune; per questo libro vale esattamente cosi: bisogno guardarlo, toccarlo e infine leggerlo. Entrerete in dinamiche familiari intime eppure comuni a tutti, entrerete nella Città dell’Invenzione e forse capirete perché è doveroso leggere e per alcuni di noi necessario scrivere, ma non dovrete fare altro, Fay Weldon ha già scritto tutto quello che era necessario scrivere.

 

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  • Titolo: Lettere ad alice che legge per la prima volta Jane Austen
  • Autore: Fay Weldon
  • Pagine: 264
  • Editore: Bompiani

BUON ANNO E BUONA VITA

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Ogni nuovo anno porta sempre con se aspettative e buoni propositi, per questo ho voluto iniziare il nuovo anno condividendo con voi “Buona vita a tutti” di J.K. Rowling. In un discorso tenuto per la cerimonia di laurea di Harvard, la Rowling riassume in maniera delicatamente schietta ed esplicita quello che vorrei anche io augurare a tutti coloro che leggeranno questo post.

Due sono i temi salienti del discorso: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Avere il coraggio di rischiare fallendo è importante per misurare noi stessi e migliorarci. La realizzazione dei propri sogni avviene dandosi piccoli obiettivi realizzabili che ci aiutano anche a migliorare la propria autostima. L’autostima non viene intesa solo come orgoglio personale ma come piena conoscenza di se stessi, riconoscendo anche i propri sbagli senza accusare nessun altro se non noi stessi per questi; c’è infatti una data di scadenza oltre la quale non si può più incolpare nessuno per averci spinto nella decisone sbagliata. Da momento in cui si diventa abbastanza grandi per prendere il timone della propria vita, la responsabilità è solo che nostra. Fallimento, dolori o difficoltà possono intercedere la vita di ognuno di noi e nessun genere di talento o intelligenza hanno mai vaccinato dai capricci del fato. È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno di vivere cosi prudentemente che tanto sarebbe non vivere affatto, ma è grazie a questo che è possibile valutare con più accuratezza ciò che ognuno di noi considera importante o superfluo. Il fallimento fa chiarezza in noi stessi e ci permette di scoprire lati della nostra personalità che non conoscevamo. Pregi e difetti. Ci permette, infine anche di accettare con umiltà la vita per quello che è. Si sopravvive a tutto questo però conservando in noi stessi quella capacità di immaginarsi ciò che non si palesa ai nostri occhi in maniera oggettivamente fisica. L’immaginazione infatti ci consente di provare empatia per esseri umani con cui non abbiamo mai avuto modo di condividere esperienze, arricchendoci allo stesso tempo di sentimenti. Ciò che conquisteremo interiormente modificherà la realtà esterna sia della nostra vita in ogni ambito che in quella del prossimo.

Impariamo a rischiare, a sognare, a fallire ma soprattutto impariamo ad amare noi stessi e come di riflesso, il prossimo.

Come in un racconto, cosi è la vita: non importa che sia lunga, ma che sia buona. Seneca

MILK AND HONEY

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Questo è il viaggio della / sopravvivenza tramite la poesia / questo è il sangue sudore / lacrime / di ventunn anni / questo è il mio cuore nelle tue mani  / questo è / il ferire / l’amare / lo sprezzare / il guarire

– Rupi Kaur

Rupi Kaur è una poetessa/fotografa/illustratrice nata il 5 ottobre del 1992 a Punjab, India e trasferitasi poi successivamente in Canada.  E’ diventata famosa per accompagnare ogni sua poesia con un’illustrazione, nel 2014 ha pubblicato il suo primo, e per il momento anche unico, libro di poesie, “Milk and Honey”. Lei stessa, nella sua primissima introduzione, lo descrive come un viaggio ed è difatti un viaggio fatto donna attraverso quelle esperienze e stati d’animo che appartengono al mondo femminile talvolta e purtroppo molto spesso determinati dalla società in cui sono immerse.  Le sue sono esattamente “parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita” scandite attraverso quattro decisive fasi: il ferire, l’amare, lo spezzare e il guarire. Il suo non è solo un disperato bisogno di esprimersi ma anche di aiutare; ” il mio cuore mi ha svegliata gridando questa notte, come posso aiutare ho implorato il mio cuore ha detto scrivi il libro” .

Milk and Honey è stato tradotto in più di 20 lingue diverse ed è rimasto per nove settimane consecutive ai vertici della classifica di libri del New York Times, grazie ad una vendita pari a un milione di copie.

Rupi Kaur è un’attivista femminista che merita di esser letta e riletta fino a impararsela a memoria.

  • Titolo: Milk and Honey
  • Autore: Rupi Kaur
  • Editore: Tre60, TEA

www.rupikaur.com , @rupikaur_ 

STORIA DI UN CORPO, DANIEL PENNAC

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«Non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò mai più paura». Inizia così l’avventura di un giovane dodicenne attraverso il suo corpo: come presa di coscienza contro le sue paure. In Storia di un corpo, edito in Italia da Feltrinelli, Pennac ci regala un diario sensazionale, unico nel suo genere, che invece di essere un diario della coscienza – generatrice di ansie, angosce e ogni sorta di tormenti – è un diario che si propone di annotare le minuziose trasformazioni e sensazioni del nostro corpo. Il protagonista sviscera, letteralmente, sulla carta, le faccende del corpo in un arco di tempo che va dalla tormentosa infanzia, fino alla tiepida e serena morte. Ma cosa rende così emozionante un libello sulla corporeità? È semplice: in questo libro ritroviamo noi stessi e le nostre idiosincrasie. Vedremo descritto il mal di gola di un giovinetto, le sue ginocchia sbucciate, la sua prima masturbazione, le sudate delle corse estive, la prima volta in cui fa l’amore, la sua maturità, il suo inevitabile disfacimento, e in ogni istante ci riconosceremo, ridendo, piangendo e vivendo con lui. Storia di un corpo è la storia di ognuno di noi, e leggere questa storia potrebbe aiutarci a ricordare che malgrado l’essere abituati a vivere questo mondo soprattutto con la testa, siamo molto altro: siamo un corpo tutto intero.

  • Titolo: Storia di un corpo
  • Autore: Daniel Pennac
  • Editore: Feltrinelli
  • Pagine: 341

Riassunto di Ginevra

L’imperdibile viaggio di Harold Fry

Harold Fry è un uomo inglese che ormai ha passato il mezzo secolo d’età, la cui esistenza è scandita da fiscali abitudini e nient’altro; un tipico uomo del dopo guerra che non si vanta dei suoi successi e non butta via mai niente perché è cosi che lo hanno cresciuto.

Nel corso della sua vita, Harold è stato anche un figlio abbandonato, un ragazzo scapestrato, un uomo, marito e infine padre mai veramente all’altezza del ruolo, o almeno cosi lui crede finché un giorno accade qualcosa.

È un martedì mattina di metà aprile quando Harold riceve una lettera da parte di Queene, una sua vecchia collega e unica vera amica ai tempi in cui entrambi lavoravano al birrificio. La loro, è un’amicizia fatta di poche parole ma giuste e di grande lealtà, cosi grande da essere il motivo per cui le loro strade verranno divise e i rispettivi contatti persi.

L’affetto e il sentimento sincero sono aspetti della vita di uomo che non vanno a perdersi neanche in una vita mediocre come quella di Harold, cosi quando scopre leggendo la lettera che la sua amica sta morendo di cancro in lui cresce un sentimento che assomiglia vagamente all’iniziativa.

Harold incomincia un viaggio che lo porta dal Kingsbridge nel Sud dell’Inghilterra fino a Berwick nel Nord ai confini con la Scozia decidendo in cuor suo che finché camminerà Queene resterà in vita.

Il suo è un cammino di crescita in cui imparerà a esser sia fuori che dentro a ciò che osserva; di avere un legame con il mondo pur consapevole di esser solo di passaggio e cosa fondamentale, imparerà di esser stato e di esser ancora importante sia per chi lo circonda sia per se stesso.

 

  • Titolo: l’imperdibile viaggio di Harold Fry
  • Autore: Rachel Joyce
  • Pagine: 310
  • Editore: Picwick