BUON ANNO E BUONA VITA

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Ogni nuovo anno porta sempre con se aspettative e buoni propositi, per questo ho voluto iniziare il nuovo anno condividendo con voi “Buona vita a tutti” di J.K. Rowling. In un discorso tenuto per la cerimonia di laurea di Harvard, la Rowling riassume in maniera delicatamente schietta ed esplicita quello che vorrei anche io augurare a tutti coloro che leggeranno questo post.

Due sono i temi salienti del discorso: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Avere il coraggio di rischiare fallendo è importante per misurare noi stessi e migliorarci. La realizzazione dei propri sogni avviene dandosi piccoli obiettivi realizzabili che ci aiutano anche a migliorare la propria autostima. L’autostima non viene intesa solo come orgoglio personale ma come piena conoscenza di se stessi, riconoscendo anche i propri sbagli senza accusare nessun altro se non noi stessi per questi; c’è infatti una data di scadenza oltre la quale non si può più incolpare nessuno per averci spinto nella decisone sbagliata. Da momento in cui si diventa abbastanza grandi per prendere il timone della propria vita, la responsabilità è solo che nostra. Fallimento, dolori o difficoltà possono intercedere la vita di ognuno di noi e nessun genere di talento o intelligenza hanno mai vaccinato dai capricci del fato. È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno di vivere cosi prudentemente che tanto sarebbe non vivere affatto, ma è grazie a questo che è possibile valutare con più accuratezza ciò che ognuno di noi considera importante o superfluo. Il fallimento fa chiarezza in noi stessi e ci permette di scoprire lati della nostra personalità che non conoscevamo. Pregi e difetti. Ci permette, infine anche di accettare con umiltà la vita per quello che è. Si sopravvive a tutto questo però conservando in noi stessi quella capacità di immaginarsi ciò che non si palesa ai nostri occhi in maniera oggettivamente fisica. L’immaginazione infatti ci consente di provare empatia per esseri umani con cui non abbiamo mai avuto modo di condividere esperienze, arricchendoci allo stesso tempo di sentimenti. Ciò che conquisteremo interiormente modificherà la realtà esterna sia della nostra vita in ogni ambito che in quella del prossimo.

Impariamo a rischiare, a sognare, a fallire ma soprattutto impariamo ad amare noi stessi e come di riflesso, il prossimo.

Come in un racconto, cosi è la vita: non importa che sia lunga, ma che sia buona. Seneca

UNA VALIGIA DI LIBRI

Agosto è decisamente alle porte e la maggior parte di noi finalmente si concederà un po’ di tempo per rilassarsi.
Nel mio modo d’intendere il concetto di relax, non può non esserci la visione di me seduta su una poltrona comoda con le mani rispettivamente occupate da un un buon libro e una bibita fresca; per questo ho pensato sarebbe stato carino condividere alcuni libri a me cari, riportando rispettivamente per ognuno di loro il dietro copertina e sotto catalogandoli per il tipo di vacanza a cui potrebbero addirsi …

~ MONTAGNA ~

Le vacanze in montagne in questo periodo dell’anno sono solitamente all’insegna di lunghe passeggiate o escursioni e grandi mangiate all’aria aperta; l’aria di montagna è sempre abbastanza fresca e rigenerante per questo forse è l’unico posto in cui anche nelle ore più calde come subito dopo aver pranzato è comunque possibile mettersi in veranda a leggere qualche pagina o prima di andare a letto con una buona tazza di latte caldo vicino a voi.

– MEMORIE DI UN GATTO, REGINA HENSCHEID 9270093._UY300_SS300_
Micio vive in una casa il fratello Ramirez e due ‘esseri grandi’ (L’Uomo e la Donna) : Sto arrivando! Essere un gatto ma anche sicuramente un ‘coniglietto’ e un ‘orsacchiotto’, visto che i due grandi a volte lo chiamano cosi. Il racconto di Micio inizia dal giorno in cui è arrivato nella nuova casa […] e prosegue con viaggi , avventure, cronache di vita quotidiana e tantissime scoperte: il treno, la neve, le farfalle, i dottori, i topi, i cani, il gioco della salsiccia, gli scacchi, gli altri gatti. Micio è un animale intelligente, sensibile e soprattutto molto curioso, s’interroga sulle abitudini di vita dei grandi he ai suoi occhi appaiono davvero bizzarre, a volte incomprensibili, Micio è un acuto osservatore e dimostra di possedere tante qualità anche se fa molti errori di ortografia e sa contare solo fino a due. Un romanzo originale e divertente che racconta il mondo, gli uomini e gli animali ribaltando l’usuale punto di vista, rivelando il perché di molti comportamenti felici e descrivendo aspetti del comportamento umano come solo un gatto può fare.

– LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA, JONATHAN COE

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La zia Rosamund non è più. È morta nella sua casa, dove viveva da sola, dopo l’abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la pittrice che era stata la sua ultima compagna. Aveva settantatré anni ed era malata di cuore. Quando è morta, stava ascoltando un disco ed aveva un microfono in mano. Sul tavolo un album di fotografie. Non solo, stava anche bevendo un buon whisky, ma … accidenti quel flacone vuoto di Diazepan? Non sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. La zia ha suddiviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la nipote preferita; un terzo a David; e un terzo ad Imogen, Gill e David fanno un po’ fatica a capire chi sia questa Imogen: ricordano di averla vista una sola volta alla festa per il cinquantesimo
compleanno della zia, una deliziosa bambina bionda di sette o otto anni, dolcissima e silenziosissima. Sembrava che avesse qualcosa di strano. Si, era cieca. Occorre duqnue ritrovare Imogen per informa della fortuna che le toccata. Ma per quanto sforzi si facciano, Imogen non si trova, E allora non resta che ascoltare le cassette incise dalla donna mentre sfogliava l’album di fotografie. Ed ecco la sua voce mentre racconta la storia della famiglia in tanti destini intrecciati, e con essi emerge lo spaccato di una certa società inglese descritto da Jonathan Coe con la consueta maestria.

~ MARE ~

Mare, sabbia, caldo, creme solari, bagni di mezzanotte… tutto fa estate basta ci sia una buona dose di caldo insostenibile e di sabbia contornata da pranzi veloce e tanti, tanti, tanti ghiaccioli gustati sotto l’ombrellone. Al mare ci vogliono storie come l’ambientazione lo richiede: fresche.

– ZIA MAME, PATRICK DENNIS 

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Il dietro copertina riassume, come in tutti libri, la storia con poche ma coincise parole. In questo caso però, a differenza degli altri libri, vorrei condividere con voi in maniera diversa questo libro, per altro a me molto caro. Credo, infatti che basti solo una frase per consigliarvi nel giusto modo questo libro:   ” Caro libraio,  quel cialtroncello di mio nipote Patrick ha scritto un libro su di me che trovo estremamente scurrile. E soprattutto per nulle veritiero. Pensa, racconta che una volta mi sarei fatta beccare nuda in un dormitorio di Princeton. Smentisco nel modo più categorico: non era Princeton, era Yale. Dunque, sappi che farò causa a Patrick. Farò causa all’editore. E, nel caso tu venda una sola copia del libro, farò causa anche a te.  Baci baci baci, Mame

– SEI CASI AL BAR LUME, MARCO MALVALDI 

Questi sei racconti, con i protagonisti i quattro vecchietti del Bar Lume e il barista Massimo, sono stati pubblicati per la prima volta in diverse antologie poliziesche. L’inedita prefazione, a sua volta una sorta di racconto tra i racconti, l’auto7320426_1914467re – informando la genesi dei personaggi e delle situazioni – ricorda cose della sua gente e dei suoi luoghi cosi cariche di stranezze di paradosso e di umorismo naturale che si stenta a credere non siano opera di finzione. << Poco di quello che esce dalla bocca di nonno Ampelio, è inventato>>. Le irriverenze, i giochi geniali di parole, le “sudicerie” oltre il politicamente corretto, il cinismo miscredente, gli strani figuri che si affacciano al balcone del bari, insomma: il clima irresistibilmente anarchico del paesino toscano di Pineta che tanto profuma di antica libertà municipale, viene tutto da un vissuto. […] nelle storie del Bar lume troviamo rappresentata e tramandata una consapevolezza antropologica ma voltata al comico della commedia dell’arte, una radicata civiltà locale, una forma di vita popolare comune a una delle tante tessere che compongono il mosaico dell’identità degli Italiani.

~ CITTÀ ~

Visitare una città, si sa… è stancante; solitamente si arriva a fine serata con i piedi mal odoranti e doloranti dall’ennesimo paio di scarpe non appropriate per le lunghe camminate ma decisamente ottime per esser immortalate dalle foto ricordo. Infondo credo che ormai davvero solo i tedeschi optino per i saldali o per le scarpe da ginnastica esteticamente inaccettabili ma tanto comode. Nelle città poi, ci sono i treni, autobus da aspettare/ prendere che creano lunghe soste noiose che ci obbligano a prendere il telefono nella speranza il tempo passi velocemente… vorrei dare un’alternativa allo smartphone o un buon motivo per non crollare dal sonno dopo zero secondi che si è toccati il letto.

VIVA LA VIDA,9788807883491_quarta PINO CACUCCI

Un monologo fulminante che ripercorre i patimenti della reclusione forzata di Frida Kahlo, i lucidi deliri artistici di pittrice affermata di colore, la relazione con Diego Rivera. In un Messico quanto mai reale e al tempo stesso immaginifico, Pino Cacucci mette inscena la sintesi infuocata di un’esistenza, la parola di una grande pittrice la cui opera continua a ottenere altissimi riconoscimenti. In poche parole c’è Messico, il risveglio dall’immaginazione, c’è la storia di una donna, la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. […] Un breve libro che contiene una storia immensa.

– DIALOGO SOPRA LA NOBILTÀ, GIUSEPPE PARINI

È un’opera composta da Giuseppe Parini nel 1757; si tratta di un breve dialogo immaginario che vede come protagonisti il Poeta e un Nobile, i quali per una circostanza fortuita si ritrovano a condividere la stessa tomba. All’inizio il Nobile borioso disprezza la miseria e l’oscurità del Poeta, ma questo, con ragionamenti stringenti, gli dimostra che la nobiltà non significa nulla, se non ricordare a memoria i nomi degli antenati ed ottenere un’adulazione interessata. Alla fine il Nobile perde tutte le sue 1295359967Parini copertinacertezze e anzi si rammarica di non aver conosciuto in vita il Poeta, il quale gli avrebbe evitato di vivere secondo i pregiudizi del suo ceto.

” Questo è un luogo ove tutti riescono pari; e colore che davanti al credere tanto giganti sopra di noi colassù, una buona fiata che sian giunti qua, trovansi perfettamente agguagliati a noi altra canaglia: ned ècci altra differenza se non che, chi più grasso ci giunge, così anco più veri del mangiano.  ”

Più che un libricino da vacanze in città, potrebbe essere un libro da tenere sempre in borsa!

 

Qualunque sia la vostra meta e qualunque sia la scelta di lettura, buone vacanze a tutti! 

MILK AND HONEY

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Questo è il viaggio della / sopravvivenza tramite la poesia / questo è il sangue sudore / lacrime / di ventunn anni / questo è il mio cuore nelle tue mani  / questo è / il ferire / l’amare / lo sprezzare / il guarire

– Rupi Kaur

Rupi Kaur è una poetessa/fotografa/illustratrice nata il 5 ottobre del 1992 a Punjab, India e trasferitasi poi successivamente in Canada.  E’ diventata famosa per accompagnare ogni sua poesia con un’illustrazione, nel 2014 ha pubblicato il suo primo, e per il momento anche unico, libro di poesie, “Milk and Honey”. Lei stessa, nella sua primissima introduzione, lo descrive come un viaggio ed è difatti un viaggio fatto donna attraverso quelle esperienze e stati d’animo che appartengono al mondo femminile talvolta e purtroppo molto spesso determinati dalla società in cui sono immerse.  Le sue sono esattamente “parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita” scandite attraverso quattro decisive fasi: il ferire, l’amare, lo spezzare e il guarire. Il suo non è solo un disperato bisogno di esprimersi ma anche di aiutare; ” il mio cuore mi ha svegliata gridando questa notte, come posso aiutare ho implorato il mio cuore ha detto scrivi il libro” .

Milk and Honey è stato tradotto in più di 20 lingue diverse ed è rimasto per nove settimane consecutive ai vertici della classifica di libri del New York Times, grazie ad una vendita pari a un milione di copie.

Rupi Kaur è un’attivista femminista che merita di esser letta e riletta fino a impararsela a memoria.

  • Titolo: Milk and Honey
  • Autore: Rupi Kaur
  • Editore: Tre60, TEA

www.rupikaur.com , @rupikaur_ 

STORIA DI UN CORPO, DANIEL PENNAC

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«Non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò mai più paura». Inizia così l’avventura di un giovane dodicenne attraverso il suo corpo: come presa di coscienza contro le sue paure. In Storia di un corpo, edito in Italia da Feltrinelli, Pennac ci regala un diario sensazionale, unico nel suo genere, che invece di essere un diario della coscienza – generatrice di ansie, angosce e ogni sorta di tormenti – è un diario che si propone di annotare le minuziose trasformazioni e sensazioni del nostro corpo. Il protagonista sviscera, letteralmente, sulla carta, le faccende del corpo in un arco di tempo che va dalla tormentosa infanzia, fino alla tiepida e serena morte. Ma cosa rende così emozionante un libello sulla corporeità? È semplice: in questo libro ritroviamo noi stessi e le nostre idiosincrasie. Vedremo descritto il mal di gola di un giovinetto, le sue ginocchia sbucciate, la sua prima masturbazione, le sudate delle corse estive, la prima volta in cui fa l’amore, la sua maturità, il suo inevitabile disfacimento, e in ogni istante ci riconosceremo, ridendo, piangendo e vivendo con lui. Storia di un corpo è la storia di ognuno di noi, e leggere questa storia potrebbe aiutarci a ricordare che malgrado l’essere abituati a vivere questo mondo soprattutto con la testa, siamo molto altro: siamo un corpo tutto intero.

  • Titolo: Storia di un corpo
  • Autore: Daniel Pennac
  • Editore: Feltrinelli
  • Pagine: 341

Riassunto di Ginevra

L’imperdibile viaggio di Harold Fry

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Il viaggio di Harold passo dopo passo

Harold Fry è un uomo inglese che ormai ha passato il mezzo secolo d’età, la cui esistenza è scandita da fiscali abitudini e nient’altro; un tipico uomo del dopo guerra che non si vanta dei suoi successi e non butta via mai niente perché è cosi che lo hanno cresciuto.

Nel corso della sua vita, Harold è stato anche un figlio abbandonato, un ragazzo scapestrato, un uomo, marito e infine padre mai veramente all’altezza del ruolo, o almeno cosi lui crede finché un giorno accade qualcosa.

È un martedì mattina di metà aprile quando Harold riceve una lettera da parte di Queene, una sua vecchia collega e unica vera amica ai tempi in cui entrambi lavoravano al birrificio. La loro, è un’amicizia fatta di poche parole ma giuste e di grande lealtà, cosi grande da essere il motivo per cui le loro strade verranno divise e i rispettivi contatti persi.

L’affetto e il sentimento sincero sono aspetti della vita di uomo che non vanno a perdersi neanche in una vita mediocre come quella di Harold, cosi quando scopre leggendo la lettera che la sua amica sta morendo di cancro in lui cresce un sentimento che assomiglia vagamente all’iniziativa.

Harold incomincia un viaggio che lo porta dal Kingsbridge nel Sud dell’Inghilterra fino a Berwick nel Nord ai confini con la Scozia decidendo in cuor suo che finché camminerà Queene resterà in vita.

Il suo è un cammino di crescita in cui imparerà a esser sia fuori che dentro a ciò che osserva; di avere un legame con il mondo pur consapevole di esser solo di passaggio e cosa fondamentale, imparerà di esser stato e di esser ancora importante sia per chi lo circonda sia per se stesso.

 

  • Titolo: l’imperdibile viaggio di Harold Fry
  • Autore: Rachel Joyce
  • Pagine: 310
  • Editore: Picwick

GOOD VIBES

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Tim Lomas, docente di psicologia Positiva della University of east London, nel suo “The Postive Lexicography Project” raccoglie come un vero e proprio vocabolario in continua evoluzione quelle parole che descrivono la felicità nelle varie lingue del mondo.Le parole entrano nel vocabolario a due condizioni: non devono avere un equivalente in inglese e devono descrivere esperienze, stati d’animo e tratti personali positivi. Progetto ambizioso ma anche molto bello che La Lettura del Corriere della sera riassume in un articolo di Federica Colonna datato domenica, 22 Gennaio. Nell’articolo sono presenti 26 parole di ben 600 vocaboli raccolti, di queste 26 io vorrei elencare quelle che a me hanno colpito di più:

  • BALIKWAS: significa saltare improvvisamente in un altra situazione e sentirsi sorpreso in tagalog, la parola è intesa anche come andare contro corrente, ossia abbandonare la propria zona di comfort e provare nio ve esperienze.
  • CHRYSALISM: amniotica tranquillità di essere in casa durante la tempesta in inglese; la parola deriva da crisalide che vuole rendere l’idea di esser protetti, come in uno stato embrionale o in una visione più quotidiana- come almeno me lo sono immaginata io- lo stare a letto d’inverno sotto le coperte calde quando fuori piove.
  • ENGENTER: desiderare di star soli, ricercare una serena solitudine in spagnolo; la parole è molto diffusa in Messico ed indica il desiderio di allontanarsi dagli altri gioendo della propria solitudine della serie : << Mi scusi, ho un appuntamento con me stesso per sedermi a guardare l’erba che cresce>> (citazione di Robert Paul Smith)
  • GUMUSSERVI: significa il riflesso della luna in turco, molto romantico.
  • HYGGIE: è il senso di calore e accoglienza amichevole in danese; è diventato con il tempo anche un aggettivo che credo userò spesso ora che ho imparato la parola. Hyggie è come una tazza di tea caldo o un maglione di chashmere.
  • JUGAAD: è il trovare soluzioni innovative, avere improvvisate geniali utilizzando semplicemente quel che si ha, in hindi.
  • KANYRNINPA: descrive un abbraccio protettivo e salutare, viene anche usato come termine per descrivere la protezione della famiglia nei confronti di un nuovo arrivato. Questa parole mi piace perché mi viene da pensare quando babbo o Alessio mi abbracciano, lo senti che non è solo un abbraccio e come se in quel momento ti dicessero anche: qui niente di brutto potrà mai succedere.
  • LAGOM: descrive la “giusta misura” né troppo né poco in svedese e deriva dalla locuzione laget om usata dai vichinghi per indicare l’esatta quantità di idromele che si può bere dal corno prima di passarlo ai compagni. Mi piace questa parola perché mi fa venire in mente la mia ossessione per il “proporzionato”, ossia la mia costante ricerca ad avere tutto proporzionato alla mia misura tanto che spesso le persone che mi conoscono per farmi un complimento dicono: << Mi piace, è proporzionato a te!>> Il tutto suona molto ridicolo, lo so ma è come se mi avessero detto che sono la persona più bella e intelligente del mondo quando me lo sento dire
  • MEPAK: descrive il piacere delle piccole cose in serbo
  • NUNCHI: è la capacità di interpretare gli sguardi e di leggere le emozioni altrui in coreano, un po’ come la nostra empatia
  • VORFREUDE: è la gioia di immaginarsi piaceri futuri in tedesco come un po’ quella mia e di Alessio nell’immaginarci la cena al greco per San Valentino o come per un bambino l’immaginarsi di andare ad un parco giochi o la sera di Natale. In italiano forse potrebbe ricollegarsi alla parola “magari” che significa “forse”, “nei miei desideri”; ci tieni così tanto che sei speranzoso ed ansioso allo stesso tempo.
  • YUÁN FEN: descrive un avvenimento determinato dal destino in cinese, ossia la fatidica coincidenza delle relazioni: non avvengono per caso ma dipendono dalle azioni della vita precedente.

Queste sono le mie parole preferite, qui l’articolo Le parole per descrivere la felicità per poter andare a trovare le vostre parole preferite se volete e anche l’articolo della Domenica 5 Febbraio dove si ripropone lo stesso tema ma con le parole in italiano: come si dice la felicità in dialetto . Inoltre il sito di Tim nel caso qualcuno avesse qualche vocabolo da suggerirgli : www.drtimlomas.com

 

 

 

Leggere significa vivere mille vite e crescere in maniera più consapevole nella propria

img_3647Non ho molti bei ricordi delle mie superiori e non posso dire che a livello umano e scolastico il mio liceo mi abbia lasciato qualcosa, almeno per quanto mi riguarda ma una cosa, anzi forse due… Mmm, forse è meglio dire tre, non sono mai riuscita a scollarmela di dosso :
ansia
metodo ( a proposito di questo punto vorrei fare una precisione: non è vero che il liceo classico ti da un metodo di studio ma semplicemente hai cosi tanto da studiare che finisci per trovarne uno tuo altrimenti è meglio che cambi scuola o che tu faccia l’abbonamento mensile dallo psicoterapeuta… la seconda opzione in realtà dipende solo dagli insegnati che ti capitano e non riguarda solo il liceo classico)
libri
Il terzo punto, come si capisce a naso, è la sola nota positiva delle tre.
Arrivati in prima liceo, dopo due anni di ginnasio, la nostra insegnante di Italiano ci da la lista di una trentina di libri da leggere e non a piacere. Da leggere, entro la fine dell’anno scolastico.

Credo di non poterla mai ringraziare abbastanza di questo regalo.

Leggere è qualcosa di profondamente personale come potrebbe esserlo fare l’amore o andare in bagno. Sembrano paradossi questi due esempi ma non lo sono perché i libri sono tanto e quello che ti possono dare è tutto.
Un libro po’ starti antipatico, annoiarti, risultarti difficile, spaventarti, renderti triste, farti arrabbiare, disgustarti, può farti sentire intelligente, bello, può ascoltarti senza che tu apra bocca, a superare scogli e sfide, può insegnarti a cedere o ad arrenderti quando è il caso.
Ricordo di aver capito come funzionassero certi meccanismo nelle relazioni tra uomo e donna leggendo Relazioni pericolose di De Laclos e sempre leggendo quel libro di aver pianto sinceramente alla morte del Visconte Valmont… Non era l’antagonista ma solo una debole pedina di quella orribile Marchesa de Marteuil.
Ricordo di quanto mi stesse antipatica Emma Bovary e di quanto la trovassi egoista e immatura.
Ricordo di aver trovato divertente (no, non scherzo) La coscienza di Zeno e di aver fatto un riassunto sul Rosso e il nero di Stendhal scrivendo cose a caso perché arrivata a metà del romanzo mi rifiutai di continuare: mi faceva schifo e basta.
I miei due scrittori di romanzi preferiti sono Fitzgerald e Dostoevskij e in un futuro i miei cani si chiameranno Dosto e Fitzy in loro onore ( vado fiera della pensata, non me la smontate). Di quest’ultimo devo fare una confessione: Delitto e castigo non l’ho finito… o meglio, stavo leggendo il punto il cui ammazza la vecchia ed ero sola in casa, circondata da un’inquietante silenzio e… insomma ho saltato qualche pagina. Si chiama coraggio da vendere il mio!
Ah poi non dimentichiamoci l’amore turbato di Cime tempestose, quello forse più frivolo ma non di certo superficiale di Orgoglio e pregiudizio… E non amore incondizionato e cieco anche quello di Papa Goriot per le figlie?
E le tragedie? Le tragedi si devono leggere, fanno bene al cuore e al cervello. Le tragedie ti insegnando a capire il mondo e come viverci… Sono manuali di sopravvivenza e solo se lette veramente bene e interpretate nel modo giusto si possono apprezzare.
La più bella tragedia per me è la Medea ma non mi va di star a spiegare il motivo. Leggetela e basta se non lo avete ancora fatto.
Oltre ai romanzieri citatiti sopra come i miei preferiti poi c’è un genere che preferisco in maniera assoluta ed è quello a cui non so rinunciare: il genere poliziesco.
Miss Marple la considero come una nonna acquisita ( un po’ più docile di Nonna nazi, ma curiosa e ficca naso allo stesso modo) e Poirot… ma quanto è arrogante? Ma è un genio.
Credo che la Christie, insieme a Doyle, siano la riprova che certi menti criminali alcune volte i crimini si divertono semplicemente a metterli bianco su nero.

Di libri da elencare ne avrei a bizzeffe; ne ho letti tanti e ne avrei altrettanti da leggere.
La lettura per me non è né un hobbie né un interesse, è semplicemente una necessità.img_3647