Locus of style: CLAUDE MONET

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La pittura en plein air sancisce quella che poi sarà la filosofia dell’Impressionismo, ossia il raffigurare il reale attraverso le proprie sensazioni e impressioni. Per questo e per molto altro ancora gli Impressionisti più che pittori erano poeti che attraverso la pittura descrivevo ciò che in quel contesto non solo vedevo ma anche sentivano. Mi piace pensare alla Primavera come un tumulto di sensazioni che Monet s’impegnerebbe cosi tanto a cogliere da ammalarsi ( cosa che poi davvero accade).
Scrittori come Baudelaire, Nerval, Rimbaud difesero una teorica; quella delle corrispondenze, secondo la quale l’universo nasconde molteplici e misteriose analogie fra i campi più diversi:
La Natura è un tempio in cui viventi colonne lasciano talvolta sfuggire confuse parole: l’uomo vi passa, attraverso foreste di simboli, che o guardano cn sguardi familiari. Simili a lunghi echi, che da lontano si confondo in una tenebrosa e profonda unità – vasta come la notte e la luce -i profumi, i colori e i suoni si rispondono…

Il colore e la luce sono gli elementi principali della visione: l’occhio umano percepisce inizialmente la luce e i colori, dopo di che, attraverso la sua capacità di elaborazione cerebrale distingue le forme e lo spazio in cui sono collocate. L’occhio umano ha recettori sensibili soprattutto a tre colori: il rosso, il verde e il blu. La diversa stimolazione di questi tre recettori producono nell’occhio la visione dei diversi colori. Una stimolazione simultanea di tutti e tre i recettori, mediante tre luci pure (rossa, verde e blu), dà la luce bianca. Questo meccanismo è quello che viene definito sintesi additiva.In pratica, l’oggetto, tra tutte le onde che costituiscono lo spettro visibile della luce, ne seleziona solo alcune. I colori che l’artista pone su una tela bianca seguono lo stesso meccanismo: selezionano solo alcune onde da riflette. In pratica, i colori sono dei filtri che non consentono la riflessione degli altri colori. I colori posti su una tela agiscono sempre operando una sintesi sottrattiva: più i colori si mischiano e si sovrappongono, meno luce riflette il quadro. L’intento degli impressionisti è proprio evitare al minimo la perdita di luce riflessa, così da dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà.

Esattamente come gli Impressionisti, dovremmo evitare di disperdere la nostra luce e concentrarci su ciò che ci fa brillare giocando con i colori: un volto più sereno con l’aiuto dei nuovissimi illuminanti cremosi di Chanel, una scarpa che ci valorizzi e ci diverta, una borsa sbarazzina o un paio di orecchini colorati ma anche un bel film , una bella mostra, una sana passeggiata… insomma è Primavera: godiamocela!

PENNE AI BROCCOLI

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INGREDIENTI:

  • 100 g di penne al farro
  • 200g di broccoli
  • olio extravergine di oliva
  • peperoncino

PROCEDIMENTO:

Mettere al fuoco una pentola d’acqua, aspettare l’ebolizione e infine mettere a cuocere fino a che non risulterà al dente. Bollire i broccoli con un poco d’acqua cercando di stare attenti a non bruciarli e aggiungere eventualmente altra acqua calda quando necessario. Una volta cotta la pasta e bolliti i broccoli unirli mamtecandoli bene con dell’olio extra vergine di oliva e del peperoncino.

È un piatto estremamente semplice e detox ma il broccolo con il giusto mix di olio e peperoncino lo rende un piatto estremamente delicato e di buon gusto.  Per renderlo ancora più interessante si può sempre aggiungere della ricotta o un po’ di panna ma diventerà un piatto un po’ meno light!

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Bon Appétit !

LETTERE ad ALICE

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Alcune volte le parole sono superflue se non inopportune; per questo libro vale esattamente cosi: bisogno guardarlo, toccarlo e infine leggerlo. Entrerete in dinamiche familiari intime eppure comuni a tutti, entrerete nella Città dell’Invenzione e forse capirete perché è doveroso leggere e per alcuni di noi necessario scrivere, ma non dovrete fare altro, Fay Weldon ha già scritto tutto quello che era necessario scrivere.

 

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  • Titolo: Lettere ad alice che legge per la prima volta Jane Austen
  • Autore: Fay Weldon
  • Pagine: 264
  • Editore: Bompiani

BUON ANNO E BUONA VITA

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Ogni nuovo anno porta sempre con se aspettative e buoni propositi, per questo ho voluto iniziare il nuovo anno condividendo con voi “Buona vita a tutti” di J.K. Rowling. In un discorso tenuto per la cerimonia di laurea di Harvard, la Rowling riassume in maniera delicatamente schietta ed esplicita quello che vorrei anche io augurare a tutti coloro che leggeranno questo post.

Due sono i temi salienti del discorso: i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione. Avere il coraggio di rischiare fallendo è importante per misurare noi stessi e migliorarci. La realizzazione dei propri sogni avviene dandosi piccoli obiettivi realizzabili che ci aiutano anche a migliorare la propria autostima. L’autostima non viene intesa solo come orgoglio personale ma come piena conoscenza di se stessi, riconoscendo anche i propri sbagli senza accusare nessun altro se non noi stessi per questi; c’è infatti una data di scadenza oltre la quale non si può più incolpare nessuno per averci spinto nella decisone sbagliata. Da momento in cui si diventa abbastanza grandi per prendere il timone della propria vita, la responsabilità è solo che nostra. Fallimento, dolori o difficoltà possono intercedere la vita di ognuno di noi e nessun genere di talento o intelligenza hanno mai vaccinato dai capricci del fato. È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno di vivere cosi prudentemente che tanto sarebbe non vivere affatto, ma è grazie a questo che è possibile valutare con più accuratezza ciò che ognuno di noi considera importante o superfluo. Il fallimento fa chiarezza in noi stessi e ci permette di scoprire lati della nostra personalità che non conoscevamo. Pregi e difetti. Ci permette, infine anche di accettare con umiltà la vita per quello che è. Si sopravvive a tutto questo però conservando in noi stessi quella capacità di immaginarsi ciò che non si palesa ai nostri occhi in maniera oggettivamente fisica. L’immaginazione infatti ci consente di provare empatia per esseri umani con cui non abbiamo mai avuto modo di condividere esperienze, arricchendoci allo stesso tempo di sentimenti. Ciò che conquisteremo interiormente modificherà la realtà esterna sia della nostra vita in ogni ambito che in quella del prossimo.

Impariamo a rischiare, a sognare, a fallire ma soprattutto impariamo ad amare noi stessi e come di riflesso, il prossimo.

Come in un racconto, cosi è la vita: non importa che sia lunga, ma che sia buona. Seneca

LO SPIRITO DEL NATALE

Tutti noi non facciamo altro che parlare di regali, di cene e pranzi; usciamo dai negozi salutando con un meccanico ” Buon Natale” senza dar peso alle nostre parole come scimmie ammaestrate e corriamo come gazzelle alla ricerca della tovaglia perfetta, la pallina perfetta, il regalo perfetto perché si sa che sotto Natale, tutto deve essere al meglio.  In questi giorni però ho avuto modo di vedere come quella che viene definita la festa per antonomasia delle famiglie e del sentirsi amati, può di fatto farti sentire solo e nostalgico.

Il Natale è qualcosa che nasce da dentro, non un albero ben fatto o il regalo perfetto, il Natale è amare se stessi e farsi un regalo, il Natale è dedicare del tempo o fare un pensiero a qualcuno a cui teniamo non per dovere civico ma per sentimento.

Nessuno di noi dovrebbe sentirsi sopraffare dall’idea del fare l’albero, decorare casa, uscire per fare i regali ect… E nessuno di noi dovrebbe mai sentirsi inadatto nel periodo del Natale solo perché qualcosa nella sua vita è cambiata o sta cambiando, perché ha molto da studiare o da lavorare, è stanco e stressato.

Il punto è che dovremmo smettere di dispendere auguri a destra e a manca e iniziare ad augurare a noi stessi Buon Natale. Fermarsi per un secondo, allontanarci con l’immaginazione delle nostre vite sature di impegni e responsabilità e augurarci con tutto il cuore un Felice Natale.

№ 1  Fare la differenza: per ripartire dopo un brutto periodo, il Natale può esser prezioso. Se ci sentiamo soli, con il giusto punto di vista, potremo accorgerci che per tutto questo tempo abbiamo solo visto storto; spesso infatti è proprio cercando di cambiare prospettiva che si riesce a fare la differenza, il punto è partire da noi stessi senza aspettarsi che una situazione poco gradevole cambi da sola.

№ 2 Dedicarsi agli addobbi; addobbare casa o fare l’albero sembra essere diventato un obbligo o una specie di gara a chi lo fa prima o a chi lo fa più bello. Cerchiamo di creare un’atmosfera accogliente non tanto per estetica ma piuttosto per sentirla davvero; se poi  il decorare non è nelle nostre vene non sforziamoci inutilmente perché sarebbe solo sinonimo di stress inutile. Basta poco per fare la differenza: un piccolo fiocco rosso davanti a casa da poter vedere prima di entrare in casa dopo un’infinita giornata snervante per strapparci un sorriso. Non è necessario che sia appariscente, deve riscaldare il nostro cuore non rendere instagrammabile il portone. Una delle cose mi aiutano tantissimo nel mio caso sono le candele. Adoro le candele e mi piace andare a letto, accendere una candela, filarmi sotto il letto e leggere con il suo lume. È vero, non è appropriato per la nostra vista; è vero, è poco comodo ma mi piace e mi aiuta a rendere la giorno migliore.

№ 3  Ritrovare : con il Natale abbiamo la scusa perfetta per riallacciare vecchi rapporti o coltivare quelli che già si ha; perciò dovremmo imparare a trovare del tempo da togliere alle nostre ” responsabilità” per dedicarlo a quell’amica/o o anche semplicemente una persona cara con cui avete piacere a stare. Proporre però è la chiave di volta, perché non possiamo pretendere che siano gli altri: per fare la differenza, bisogna farla noi. Troviamoci a un Bistrot, in un libreria, a casa di qualcuno per vedere un film tutti insieme… Le tre P potrebbero darvi un’idea: Pigiamo, Pizza e Prosecco!

№ 4 Ritrovarsi: l’inverno è la mia stagione preferita ma stare fuori tutto il giorno rende non solo i nostri nervi vulnerabili ma anche cagionevole la nostra salute. Trovare del tempo per farsi una bella bevanda calda, curarsi con un bagno caldo, prenderci cura della nostra pelle, dei nostri capelli … È Natale, dobbiamo trovare del tempo per farle queste cose. Cerchiamo di rendere più costante la nostra skin routine, di praticare un po’ di meditazione al mattino anche a costo di svegliarsi un po’ prima del solito, di mantenere casa in ordine, di cucinare sano… facciamolo per noi stessi!

Con questo post vorrei anche augurarvi ( e augurarmi !!! ) Buone Feste e Buon Natale con la speranza che ognuno di noi possa avere il nostro piccolo miracolo di Natale anche se sono fermamente convinta che, in realtà, il miracolo sia già dentro di noi.

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№ 1 OUTFIT : STARE COMODI IN CASA

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maglioncino Zara, crema mani Aesop, profumo Chanel e fermaglio con bassotto che solitamente indosso

Durante una lunga giornata fuori a correre tra un polo e l’altro per lezioni e laboratori, rientrare in casa per me è più o meno come la sera di Natale per un bambino: un’estenuante attesa e al finire della giornata ho davvero bisogno di fare pace con me stessa. La cosa che più attendo in assoluto fra tutte è togliermi i jeans ed entrate in comodissimi pantaloni felpati con tanto di calze lunghe e lanose. Subito dopo mi strucco, mi tolgo qualsiasi cosa stessi indossando come maglione, camicia o quant’altro e vado a sciacquarmi velocemente viso e collo o mi faccio direttamente una bella doccia calda. A questo appunto ci sono  passaggi essenziali che per me è come concedermi mezza tavoletta di cioccolato alla nocciola:

  1. Indossare un morbido maglioncino con cui possa sentirmi davvero a mio agio e di cui non ho molta premura nel non sporcare se cucino o se scrivo. I miei preferiti sono quelli che hanno le maniche lunghe perché posso gestire la loro lunghezza come voglio.
  2. preparami una tazza di tea bollente il cui gusto viene alternato in base a come sono riuscita ad affrontare la giornata. Solitamente al limone se la giornata è stata abbastanza buona, senza zucchero e giusto un goccio di latte o alla menta e liquirizia per avere quella sensazione di freschezza in bocca che mi fa sentire sveglia e riossigenata.
  3. Appuntarmi i capelli; che siano appena lavati o no mi piace tenerli raccolti in modo che non mi infastidiscano in nessuno modo. Un piccolo fermaglio solitamente è più che sufficiente per raccoglierli in una coda a cavallo e tenerceli fino a che non vado a letto.
  4.  Una goccia del mio profumo preferito; non sempre indosso il profumo per uscir di casa perché spesso e volenti me ne dimentico e anche quando non me ne dimentico capita che mi ritrovi a pensare che mettermelo sarebbe solo uno spreco inutile considerando la mia meta una volta uscita di casa, ma una volta rientrata, lavata e depurata ne sento proprio il bisogno per coccolarmi e viziarmi.
  5. Creme per le mani; ad esser sinceri capita anche che mi metta della crema per il viso ma mentre questo non accade sempre, regolarmente mi metto un po’ di crema per le mani come per scusarmi per tenerle sempre occupate durante il giorno.

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A COLAZIONE SOLO BANANA BREAD

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La banana bread è un tipico dolce anglosassone che solitamente viene consumato durante la colazione o brunch. È una semplice ricetta che ho scoperto dovendo utilizzare delle banane che altrimenti sarebbero state buttate ma è venuto talmente buono che ho deciso di condividere un’altra ricetta a base di non so quante calorie ( in realtà sono ben 326… ) . Proprio per il suo alto contenuto calorico credo è diventata la mia colazione e credo proprio che ne farò un paio anche per Ale da portare a Siena in quanto il banana bread può facilmente esser congelato o comunque utilizzato anche nei giorni seguenti e leggermente riscaldato con un tosta pane.

INGREDIENTI 

  • 3 o 4 banane
  • 200 g di farina 00
  • 120 g di burro
  • 120g di zucchero
  • 3 g di bicarbonato per alimenti
  • ½ cucchiaino di cannella
  • succo di limone q.b
  • 1 pizzico di sale
  • 2 uova
  • 6 g di lievito per dolci

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PROCEDIMENTO 

In una ciotola setacciare amalgamare bene tutti i composti secchi quali farina, lievito, bicarbonato, zucchero, sale e cannella. In un’altra invece unire le banane, il burro, le uova e il succo di limone. Una volta mescolato bene aggiungere al secondo composto gli ingredienti secchi precedentemente amalgamati fra di loro e mescolare il tutto fino a rendere l’impasto cremoso.

Infornare per un’ora in forno statico a 180 gradi.

Il banana bread è buonissimo con una crema di nocciole, svariate marmellate o cosi come viene sfornata. Io personalmente uso solitamente la crema di nocciole Rigoni di Asiago o sempre del solito brand la marmellata ai frutti di bosco e accompagno il tutto con l’immancabile tea.

Bon Appétit!