PICCOLI BORGHESI

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Piccoli Borghesi è la storia della famiglia Les Pesnel. Il romanzo si divide in più parti andando cosi a raccontare in ordine cronologico i vari momenti della famiglia, ripercorrendo allo stesso tempo temi socioculturali ed economici che La Rochelle critica della società francese del primo novecento attraverso i suoi personaggi.

Il protagonista del romanzo, almeno nella maggior parte del racconto è Camille, il “giovane borghese”  definizione che lo descrive a trecentosessanta gradi. Camille difatti diventa borghese per necessità: viene da una famiglia aristocratica caduta in disgrazia, il cui unico valore risiede nel nome e, squattrinato, sposa una giovane donna di una famiglia borghese con l’intenzione di usare la sua dote e i soldi del suocero per abilitarsi alla professione di avvocato. Camille è la descrizione perfetta di quell’arrampicatore medio sociale, successore dell’affascinante bell’Ami di Maupassant, che – a differenza di quest’ultimo – non riesce ad integrarsi in quella fascia sociale cosi ispida e cinica, fatta di successi e di soldi, tanto che più si avvicina a fare il salto di qualità più fallisce miseramente. Perde moglie, soldi, autorevolezza nei figli e credibilità, tutte quelle cose che da giovane aveva ardentemente desiderato e poi ottenuto sposando semplicemente la figlia di un ricco borghese. Camille però borghese non è, e non lo sarà mai: non riesce mai a liberarsi del suo primo amore, Rose che incarna per lui tutto ciò che c’è di bello e genuino, non riesce ad essere un uomo d’affari e non riuscirà mai ad essere un buon padre.

La borghesia descritta da La Rochelle è come una meschina fiera della vanità: «Si salutavano e chiacchieravano divisi in piccoli gruppi composti sempre dalle stesse persone. Ogni gruppo a sua volta si osservava a vicenda, facendo paragoni e commenti. L’arroganza e il disprezzo si scontravano a metà strada con l’umiltà e l’invidia. Le vacanze estive servivano a mettere alla prova il rango sociale di ogni famiglia ed erano un’occasione per fare nuove conoscenze, ma nello stesso tempo creavano mille divisioni, dovute alle venti sfumature in cui si divideva la borghesia di allora» e ancora : <<La borghesia ben pensante non ama veder uscire i propri parenti dalla mediocre regolarità, da quel tempio dell’onestà di cui si considera la depositaria e la garante nella società>>

Camille non è l’unico personaggio a non essere felice nelle proprie vesti, in realtà nessun membro della famiglia è realmente felice, semplicemente Camille è l’unico ad essere un pessimo attore per questo spicca tra tutti gli altri.

Dalla meschinità sembra salvarsi alla fine sono la piccola Génevieve, la figlia più piccola, a cui l’autore lascia la narrazione a fine del romanzo che si discosta totalmente da quel teatrino di attori mediocri e decide di diventare un’attrice. Professionista.

 

FIORI ROSA, FIORI DI PESCO

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Marzo è stato un mese davvero pieno, l’università mi ha totalmente surclassato e studiare, prendere appunti, stare in laboratorio sono stati i miei principali pensieri. Speravo in qualche modo di poter dedicare un po’ di tempo a me stessa durante queste vacanze pasquali ma mi sono resa conto che la mole da studiare per i prossimi esami non me lo consente. Questo quindi vuole essere un po’ un post ricetta di cucina, un po’ il mio tipico Nota & Annota, un po’ un auguri per le festività pasquali. Questa torta che ho fatto quest’oggi era totalmente fuori programma ma forse ne avevo mentalmente bisogno; seguo da molto tempo Elena Cito e le sue fantastiche Torte coi Fiori ma non mi era mai passato per la mente cercare di fare una torta simile. Non è facile e ci vuole pazienza, non ché la consapevolezza di poter buttare di sana pianta tutto ciò che si è fatto dopo 4 ore di lavoro. Però di recente mi è piaciuto l’hashtag inventato da lei e da Giulia Pratelli #ilmioritmolento e seguendo quest’onda ho voluto fare un break in tutto e per tutto: studio, impegni, dieta ect tutto fuori e per una mattinata eravamo solo io e la mia torta… beh quasi perché sono dai miei nonni e una volta che mia nonna e mia zia sono venute a sapere che avevo intenzione di fare una torta, la parola solitudine ha assunto un valore più sfuocato del solito. Ma è stato comunque bello, anzi è stato più bello.  Qui dai nonni a Cortona passeremo tutto il periodo pasquale e poi torneremo alla nostra routine di cui il mio unico sollievo è la crema anti occhiaie di Lancôme e la mia ora a settimana di cavallo.

Questa torta mi ha dato qualche ora di ossigeno.

Alessio sarà con noi per Pasquetta e insieme passeremo la giornata ad Arezzo il vedere una delle ultime giornate del Toscana Tour, sperando che sia bel tempo ma non sarà di certo della pioggia primaverile a fermaci!

Ingredienti per il Pan di Spagna: 

  • 4 uova
  • 150g di farina
  • 150g di zucchero
  • 8g di lievito per dolci

Ingredienti per la crema al burro:

  • 250g di burro
  • 500g di zucchero
  • aroma alla vaniglia
  • un bicchierino di latte o un cucchiaio di panna

Procedimento: 

Montare le quattro uova con lo zucchero, aggiungendolo un po’ per volta. Aggiungere poi farina e lievito finché il composto risulta liscio e cremoso. Imburrare una teglia e ricoprirla di farina, aggiungere il Pan di Spagna e infornare il tutto a 180 per circa 30 min.

Il Pan di Spagna è tanto semplice da fare quanto delicato da cuocere, state attenti quindi che il vostro forno non lo bruci sopra e lo lasci crudo sotto ( esperienza personale! ); se dovesse capitare una cosa del genere abbassate la temperatura e prolungata il tempo di cottura.

In una ciotola montare il burro fuso con lo zucchero, aggiungere del colorante a piacere o l’aroma di vaniglia e il latte/panna. La crema dovrà risultare abbastanza cremosa e soda ma lavorabile.

Una volta cotto il Pan di Spagna lasciarlo raffreddare e poi tagliare a metà. Se fosse essersi un po’ cotto sopra potete sempre, ma con estrema attenzione limare la crosta.

Per fare la bagna basta semplicemente scaldare un po’ d’acqua con dello zucchero e poi bagnare il vostro Pan di Spagna. Bisogna bagnarlo non renderlo zuppo altrimenti non sarà più buono.

Una volta bagnato iniziate con la crema a comporre la vostra torta!

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Ispirata da Torte coi fiori di Elena anche io ho voluto decorare la mia torta con dei fiori, in questo caso data la stagione con dei fiori di pesco presi di soppiatto dall’albero di Nonna Nazi, la quale mi auguro non storcerà troppo il naso una volta vista la torta!

Era la primissima volta che mi cimentavo su un lavoro del genere e mi auguro che sia venuta buona…

Ora non mi rimane altro che pulire tutta la cucina e tornare a studiare!

 

 

LETTERE ad ALICE

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Alcune volte le parole sono superflue se non inopportune; per questo libro vale esattamente cosi: bisogno guardarlo, toccarlo e infine leggerlo. Entrerete in dinamiche familiari intime eppure comuni a tutti, entrerete nella Città dell’Invenzione e forse capirete perché è doveroso leggere e per alcuni di noi necessario scrivere, ma non dovrete fare altro, Fay Weldon ha già scritto tutto quello che era necessario scrivere.

 

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  • Titolo: Lettere ad alice che legge per la prima volta Jane Austen
  • Autore: Fay Weldon
  • Pagine: 264
  • Editore: Bompiani